mercoledì 22 ottobre 2008

Provincia di Cosenza chiama Salvatore Borsellino a parlare su mafia e politica. Al presidente Mario Oliverio lo ha suggerito il ragionier Patò?

L'on. Gerardo Mario Oliverio, presidente della Provincia di Cosenza e presidente della Fondazione europa mezzogiorno mediterraneo
Campagna elettorale anticipata. Proclami ipocriti della politica, incoerente e pronta a sfruttare tutto



Dal sito di Ebeteinfiore apprendiamo, senza meraviglia, che domani pomeriggio, nel Salone degli Stemmi della Provincia di Cosenza, si terrà un convegno intitolato “Per un ambiente libero da tutte le mafie”, promosso dall’assessorato all’Ambiente della stessa amministrazione.

Luigi Marrello, titolare della delega, illustrando l’appuntamento ha detto: «Salvatore Borsellino verrà a parlarci della rete di complicità attiva e dei silenzi spesso compiacenti della politica e di alcuni settori dell’informazione nei confronti della mafia e delle complicità e dei silenzi che hanno spesso avuto la meglio sulla verità e sulla giustizia». «Al centro del suo intervento - ha proseguito Marrello - saranno, dunque, due parole: legalità e informazione, una drammatica emergenza ieri come oggi».

All’incontro, parteciperà anche, ovviamente, il presidente della Provincia di Cosenza, l’onorevole Gerardo Mario Oliverio, del Partito democratico. Oliverio è stato deputato della Repubblica per quattro legislature consecutive, assessore calabrese all’Agricoltura e sindaco di San Giovanni in Fiore (Cs). Dal 19 settembre 2001 al 23 gennaio 2006, è stato membro della Delegazione parlamentare presso l’assemblea del Consiglio d’Europa e della Delegazione parlamentare presso l’assemblea dell’Unione dell’Europa Occidentale. Da poco, ha confermato la sua candidatura alla presidenza della Provincia cosentina, la più estesa e popolata della Calabria. Decisiva, quindi, per gli assetti politici regionali. Le elezioni provinciali si terranno nella primavera del 2009.

Non indagato, è spesso considerato il politico più influente della sinistra cosentina; sempre eletto con percentuali bulgare, specie nell’alto Ionio.

Si dovesse valutare sulla fedina penale, non gli si potrebbe obiettare alcunché.

In Italia, la cultura dominante dello spicciolo e dell’effimero ci induce a pesare i governanti sulla sola scorta di sentenze e pendenze, in assenza delle quali ci è negato il diritto al giudizio politico, assicurato, invece, dalla Costituzione (articoli 3 e 21).

Mario Oliverio
ha saputo riciclarsi: comunista di ferro contrario a Occhetto, burbero verso la Chiesa ne è astutamente diventato simpatizzante. Negli anni, ha assunto atteggiamenti progressivamente moderati. Ha cambiato look e da marxista s’è fatto governatore in blu. Oggi porta la cravatta e rilassato evoca, per l’abito firmato e il capo raso, l’asciutto sodale Marco Minniti, già viceministro degli Interni. I suoi discorsi sono pieni di termini sonanti: «modificazione», «risoluzione», «programmazione», «codificazione», «calendarizzazione», «affastellare».

Esclusivamente per questi dettagli, non sarebbe che uno degli innumerevoli camaleonti della «Casta», incoerenti nelle idee, nell’estetica, nella sostanza. Fumosi, retorici. Uno dei tanti trasformisti abili che hanno saputo vendere la propria immagine, adeguandosi alla nazione degli smemorati, incapace di rammentare identità e storie di primi ruoli e controfigure.

Mario Oliverio è, anzitutto, il responsabile politico dell’arretratezza nella Calabria settentrionale, il cui sviluppo è, a vari livelli del sistema, ostacolato da clientelismo becero e irresponsabilità istituzionale.

Una posizione del genere potrebbe apparire poco giornalistica e magari dettata da istintività o analisi di superficie. Qualcuno la leggerà di sicuro come sintesi partigiana, sulla base della prassi, ben poco logica, per cui le opinioni sono da ricondurre a schemi e volontà dei partiti.

Noi veniamo da San Giovanni in Fiore (Cosenza), lo stesso orrendo centro in cui Oliverio è nato e grazie a cui ha costruito le sue fortune politiche. Forte d’un largo consenso mutuato dallo zio, lì ripetutamente sindaco, ha saputo eliminare ogni concorrenza interna, impedendo politicamente l’alternanza, il confronto, il pluralismo. La normalità.

San Giovanni in Fiore è forse il comune più assistito d’Europa: 18 mila abitanti, quasi 1200 persone presero, diverse delle quali barando con complicità di politici, il Reddito minimo d’inserimento, misura statale di sostegno concepita nel 1997 da Livia Turco. San Giovanni in Fiore conta seicento forestali, assunti per calmare le acque in seguito a proteste incivili alimentate dalla politica, all’incendio di sale municipali, a blocchi stradali e delle nettezza urbana. Ci sono, poi, 200 lavoratori socialmente utili e di pubblica utilità.

San Giovanni in Fiore ha uno spaventoso tasso di emigrazione e vi trafficano ’ndrine del crotonese e forse di Gioia Tauro. Nicola Gratteri, ci pensi lei! Conta 21 autosaloni e 10 macellerie.

Il giovane Antonio Silletta fu ucciso in zona dalla ’ndrangheta. Gennaio 2006, sequestrato, sparato, carbonizzato. La madre morì di crepacuore, la società restò muta. Non si hanno invece notizie di Pino Loria, un ragazzo del posto con precedenti per spaccio come Silletta. Sparito.

San Giovanni in Fiore, a dispetto del suo nome, è anche fenomenale per la speculazione edilizia: case a cinque piani che levano il respiro e mostruose soluzioni urbanistiche di cemento armato: uno scempio che qualcuno deve aver autorizzato. Dove stava Oliverio?

Due fedelissimi sostenitori, che all’occorrenza a Oliverio procacciano voti a San Giovanni in Fiore, suo feudo elettorale, risultano rinviati a giudizio dal Gup distrettuale di Catanzaro, Alessandro Bravin. Il fatto è del 2005, l’ipotesi è di estorsione aggravata dalle modalità mafiose. Nell’operazione, denominata Ciclone, figura anche Guirino Iona, ritenuto pericoloso ’ndranghetista, attualmente in regime di 41 bis. Gli uomini in questione sono Domenico Ferrarelli e Giuseppe Spadafora, titolari di Ferspa, impresa edile che ha eseguito vari lavori pubblici, fra cui l’Istituto d’Arte di San Giovanni in Fiore, voluto e pagato dalla Provincia di Cosenza. Ferrarelli, in società con l’imprenditore edile Atteritano, gestisce anche una casa di riposo a San Giovanni in Fiore, un tempo opera di carità della Diocesi di Cosenza. Non è ancora chiaro come la Chiesa, che beneficiava d’un comodato del Comune, l’abbia ceduta a privati. Questi, per le notizie reperite in municipio, non pagherebbero fitto all’ente pubblico, pur svolgendo attività di lucro.

Secondo il consigliere provinciale Mimmo Barile (Pdl), Oliverio riuscì a destinare poco meno di 250 mila euro di fondi pubblici, usciti dalle casse provinciali, alla Fondazione Europa Mezzogiorno Mediterraneo, creatura dello stesso presidente. Fu uno dei suoi primi atti, appena proclamato governatore della Provincia di Cosenza. La fondazione fece appena qualche convegno e, pare, sostiene Barile, «beneficiò in seguito di cospicui finanziamenti, quando Massimo D’Alema era ministro degli Esteri».

Di là da dichiarazioni di parte opposta, che, nell’assoluta indifferenza di pezzi dell’opinione pubblica e di certa magistratura, potrebbero produrre schiocche argomentazioni difensive o costarci volgari accuse di interesse, Oliverio ha trasformato una piscina pubblica in centro sportivo polifunzionale. A San Giovanni in Fiore.

Per completare la struttura originaria, mancavano 150 milioni di vecchie lire. Ferma e abbandonata al vandalismo, dopo un servizio di Moreno Morello sulla popolare trasmissione Striscia la notizia, Oliverio ha voluto cambiarne la destinazione d’uso, per un costo complessivo di 1,6 milioni di euro. L’impresa edile LS Costruzioni di Casal di Principe (Ce), capitale sociale di 10 mila euro, s’è aggiudicata l’appalto, affidandolo a una ditta di San Giovanni in Fiore. Ne ha scritto Ilario Lombardo sul quindicinale Diario. Non si sa, poi, quando l’opera sarà consegnata, anche per causa d’un blocco dei lavori, su cui nessuno osa esprimersi. Parlare non conviene.

Oliverio ha sponsorizzato alle regionali del 2005 il candidato Nicola Adamo, in competizione per un posto in Consiglio regionale. Con la sua scelta, ha levato voti ad Antonio Acri, dello stesso partito di Oliverio, della stessa città, entrato nel parlamento regionale senza l’appoggio degli allora Ds di San Giovanni in Fiore, che in massa votarono Adamo.

Nicola Adamo è indagato dalla Procura di Paola per il settore eolico calabrese e la Procura della Repubblica di Catanzaro ha per lui ipotizzato i reati di truffa, abuso d’ufficio e associazione a delinquere. La moglie di Adamo, Enza Bruno Bossio, è rinviata a giudizio in Puglia per truffa e falso ideologico. Col marito condivide le ipotesi di associazione a delinquere e truffa, scrive il sito Rete per la Calabria. La donna fu amministratore delegato di Vallecrati, la spa che opera nello smaltimento dei rifiuti nel territorio cosentino.

Nel settembre 2008, decise agitazioni di suoi dipendenti, non pagati per mesi, hanno determinato gravi problemi di servizio nella città di Cosenza, i cui rifiuti, per la storica inezia e immoralità degli amministratori regionali, sono stati riversati nella discarica di Vetrano, in agro di San Giovanni in Fiore. A riguardo, il municipio ha riferito che è al momento Rende, nella conurbazione di Cosenza, ad essere autorizzata a scaricare a Vetrano. E Cosenza, mistero buffo?

La giunta comunale di Cosenza considera cessato lo stato di emergenza che ha riguardato lo smaltimento dei rifiuti urbani. Dobbiamo crederci?

Nel sito sono state effettuate delle ispezioni dell’Arpacal, l’agenzia della Regione Calabria per la protezione dell’ambiente. Secondo il quotidiano La Gazzetta del Sud, le conclusioni dei controlli tecnici dell’Arpacal sono state recentemente trasmesse alla Procura della Repubblica di Cosenza.

Di Vetrano si servono oggi una trentina di comuni cosentini, mentre in origine la discarica era stata pensata per il solo Comune di San Giovanni in Fiore.

In una recente apparizione televisiva a Perfidia, trasmissione sull’emittente Telespazio Calabria, Gianni Maraniello, presidente dimissionario di Vallecrati in carica per comprovate competenze, ha accusato la politica di irresponsabilità, con ovvii riferimenti all’area geografica di competenza della spa. Per i rifiuti nella Calabria del nord, potrebbe scoppiare una monnezzopoli: ci sono molti aspetti amministrativi da vagliare e scelte e immobilità politiche inquietanti.

Vallecrati è stata una creatura dei big della politica cosentina, che ai vertici hanno collocato alcuni loro adepti, incapaci o forse predatori, forse professionisti della truffa, forse affaristi abituati.

I comuni che si sono riuniti per lo smaltimento dei rifiuti, di cui si fa carico l’omonimo consorzio, hanno visto aumentare le uscite e le inefficienze. Un disastro, a sentire chi ne ha seguito le traversie: pagamenti ritardati, disagi, inadempienze, merda, morte.

Esiste, poi, un’indagine dell’associazione Le Libertà, di San Giovanni in Fiore, che ha registrato un aumento dei decessi per tumore (solo per i casi seguiti negli ospedali calabresi) pari al 50%, negli ultimi 7 anni. Tumori fulminanti hanno provocato la morte di persone che vivevano nei pressi di Vetrano. Trovati morti animali, volatili, pesci. Il Gr1 della Rai ci ha realizzato un servizio, firmato da Enrica Majo.

Dove stava, nel frattempo, Mario Oliverio, che c’è sempre, quando si tratta di coordinare la propria coalizione e stabilirne le strategie elettorali?

Per mesi, è rimasto contemporaneamente alla Camera dei Deputati e alla presidenza della Provincia di Cosenza. Ogni parlamentare rappresenta la nazione, senza vincolo di mandato. Rilevando, quindi, una mancanza di specifica competenza, quasi nessuno lo chiama in causa, in proposito. Tanto chi, nel Belpaese, è strettamente competente in senso amministrativo? Benedetto lo scaricabarile.

Mario Oliverio, sindaco, assessore regionale, quattro volte deputato e ora presidente della Provincia di Cosenza, ha taciuto? Non ha visto? Non s’è accorto della necessità di salvaguardare politicamente, nel cosentino, trasparenza, legalità e giustizia? Non ha mai parlato coi ministri e cogli amministratori regionali della sua parte politica? Non ha occupato delle cariche che potevano consertirgli di esercitare una forte azione politica a tutela della comunità, smembrata, sfiduciata, disperata e rassegnata al brutto e all’assurdo?

Che opposizione ha condotto? Che indicazioni ha dato, governando, perché nella provincia di Cosenza si invertisse la rotta, rinunciando a logiche clientelari che impoveriscono il tessuto sociale e distruggono il senso dell’etica?

Che cosa ha fatto per fermare, tornando alla politica vera, quella di cui parla Hannah Arendt, scempi, speculazioni e ricatti?

Quanto Oliverio ha inciso politicamente nella lotta vera alla criminalità organizzata, nella formazione d’una coscienza critica, nella partecipazione della base al farsi della politica e all’ingegneria sociale?

Ha vigilato sulla zona grigia, arginandone l’espansione?

Ha creato, con una politica opportunistica fondata sulla conservazione del potere, una società sparente o perfettamente sottomessa, incapace di difendere i propri diritti?

Sa chi è Salvatore Borsellino e in nome di chi e di che cosa gira per l’Italia, coraggiosamente informando e stimolando quella parte sana della nazione che ha un quadro preciso della trattativa in Sicilia, delle trattative in Calabria e delle collusioni in Campania?

Sa che Salvatore Borsellino è un uomo che, passati anni dalla morte del fratello Paolo, non si commuove più e manifesta invece rabbia per i misteri di un’Italia imbavagliata dai poteri forti, ferita da troppi traditori dello Stato?

Chi sarà il prossimo? Ci risponderà mai?



Luigi Marrello fa invece il cuoco. Sembra per passione. Cucina deliziosamente al ristorante Casa Lopez. Tanto per cambiare a San Giovanni in Fiore.

Il ristorante si trova in un immobile su cui gravavano dei vincoli. Palazzo storico, ci dormirono i fratelli Attilio ed Emilio Bandiera, prima di essere fucilati presso il Vallone di Rovito. Secondo Antonio Nicoletti, dirigente nazionale di Legambiente, nella fattispecie ci fu una speculazione edilizia.

Il Comune, amministrato da uomini vicini a Mario Oliverio, approvò una variazione al piano regolatore generale grazie a cui, sempre per Nicoletti, i proprietari dell’edificio, alcuni dei quali del partito dei Verdi, lo stesso di Marrello, sarebbero riusciti ad avviare l’attività. Uno di loro è Luigi Andrea Loria, nominato membro d’una commissione regionale per la Cultura. Non si conoscono le ragioni. Medico, sarà forse un esperto di storia dell’architettura, di italianistica o di teologia medioevale. Gioacchino da Fiore, che lì fondò il suo ordine e la sua abbazia, non deve rivoltarsi.

Marrello, invece, ha fondato il partito dei Verdi in Calabria, di cui fa parte l’ex assessore regionale Diego Tommasi. Fra i due, per onestà intellettuale, non corre buon sangue. Ma il partito è un po’ come una religione.

Nel decreto di perquisizione del 15 giugno 2007 firmato dall’ex pm di Catanzaro Luigi De Magistris, si legge che un teste riferisce di Tommasi: «I rapporti tra Saladino e l’attuale assessore regionale all’ambiente Diego Tommasi sono assai stretti; Saladino un giorno mi ha chiesto di accompagnarlo dall’assessore all’ambiente, c’era anche Enza (Bruno Bossio, ndr) e siamo andati a pranzo insieme». De Magistris, quindi, domanda: «È successo che abbia incontrato presso gli uffici dell’assessore Tommasi la Bruno Bossio?». L’interrogato afferma che è successo due volte e aggiunge: «Tommasi ha anche affidato una gara alla Why not, quando Saladino era ancora il referente di questa società; quando ho rotto i rapporti con Saladino anche Tommasi non ha voluto più avere rapporti con Why not».

A conclusione di questa necessaria carrellata, si può dire che Mario Oliverio e il suo assessore Luigi Marrello hanno a cuore l’eredità di Paolo Borsellino e per questo invitano il fratello Salvatore a parlare, come ha sottolineato Marrello, «dei silenzi spesso compiacenti della politica e di alcuni settori dell’informazione nei confronti della mafia e delle complicità e dei silenzi che hanno spesso avuto la meglio sulla verità e sulla giustizia».

Paolo e Salvatore Borsellino hanno un’anima, una storia e un’etica chiara. Chiarissima. Splendida.

Emiliano Morrone

Francesco Saverio Alessio


questo articolo lo trovi anche su:

19luglio1992.com con un commento di Salvatore Borsellino

L’articolo con un commento di Sonia Alfano

L’articolo con un commento di Benny Calasanzio

calabrianotizie

antimafiaduemila: commento di Salvatore Borsellino

giornaledizona.com

cultura-mediterranea.blogspot.com

florense.it

commenti e conseguenze dell’articolo le trovi su:

Incontro alla Provincia di Cosenza

Borsellino rinuncia all’invito della Provincia di Cosenza per motivi familiari. Sullo sfondo un articolo degli scrittori Morrone e Alessio che ha provocato al fratello del magistrato antimafia "profonda inquietudine".

giovedì 16 ottobre 2008

‘NDRANGHETA: Presentazione del libro La società sparente a Verona, Libreria Gheduzzi, 17 ottobre 2008, ore 18:30


Venerdì, 17 ottobre 2008, alle ore 18:30, alla Libreria Gheduzzi (Giubbe Rosse) in Corso Santa Anastasia a Verona, incontro dibattito sul tema ‘Ndrangheta: il rischio di scrivere in Calabria, per la presentazione del libro La società sparente. Relazioneranno gli autori, Emiliano Morrone e Francesco Saverio Alessio, il giornalista Biagio Simonetta de Il Quotidiano della Calabria; modererà il dibattito Matteo Trebeschi del movimento Legalità e Giustizia. Parteciperanno il giornalista e scrittore Ferruccio Pinotti, il dott. Andrea Crobu del movimento Legalità e Giustizia, Michele Gruberio della Gioventù Federalista Europea, esponenti delle istituzioni e dell’antimafia. L’incontro sarà trasmesso in diretta sui siti web www.ammazzatecitutti.org e www.lasocietasparente.blogspot.com.
[...] La tesi del libro è nuova e potente: le mafie come responsabili della nuova emigrazione che porta sempre più giovani del Sud al Nord.
Roberto Saviano, Codice Gomorra, L’Espresso del 21 febbraio 2008

Oggi la ‘ndrangheta è secondo i giudici Luigi De Magistris e Nicola Gratteri, “la struttura criminale più potente al mondo”. Arriva dovunque come a Duisburg, in Germania, il 15 agosto 2007. Si infliltra silenziosamente nei gangli dell’economia e della finanza. L’onorata società impone la sua legge in stretto legame con la politica. La società sparente documenta indagati e reati eccellenti della Calabria, terra di nessuno. La società calabrese sta sparendo: storie distrutte, cadaveri scomparsi, fughe obbligate, silenzio e clamore...

‘NDRANGHETA - CAMORRA - POLITICA E MASSONERIA: a rischio di morte da Roberto Saviano ad Aldo Pecora, da Emiliano Morrone a Francesco Saverio Alessio


‘NDRANGHETA - CAMORRA - POLITICA E MASSONERIA: c’è chi rischia di essere ucciso per le parole. Da Roberto Saviano ad Aldo Pecora, da Emiliano Morrone a Francesco Saverio Alessio. Opponiamoci alla paura ed alle mafie. Grazie infinite ad Antonio da Colonia, Franco Spina, Biasi, Salvatore di S. Giovanni in Fiore, Luigi da Otranto, Giusy, Roberto Dessii da Cagliari, Luca Rossi da Milano, Giorgio Paris da Frosinone, Massimo, Maria Cristina, Fulvio, Desy e Valentina dei ragazzi di Messina, Anna Rita da Torano Castello, Nicola Senni da Martinengo, Joseph da Livorno, Domenico Barberio, Jaflos Alfredo Federico, Blek, Emiliano Morrone, per aver tenuto vivo il dibattito per qualche giorno sulle mie parole, su quello che nell’articolo denunciano riguardo alla ‘NDRANGHETA, all’Onorata Società Florense.

Nell’articolo è descritto solo uno dei numerosi episodi di intimidazione vissuti. La mia situazione attuale è di grande rischio, egualmente quella di Emiliano Morrone. I media non si interessano certo di noi. C’è qualcosa sul web, sulla rete dei movimenti anti mafia, ma la stampa locale e nazionale, le tv, le radio hanno ben altro da pensare. Una situazione a rischio di uccisione la vivono anche altri che combattono le mafie e penso soprattutto a quella di Aldo Pecora e di Roberto Saviano. Esprimo tutta la mia solidarietà a Saviano che continua a vivere sotto scorta, una vita difficile e dolorosa, solo per aver descritto la camorra; per quello che ha scritto vive una vita blindata, triste. Alcune sue recenti dichiarazioni sono veramente sconfortanti. Quella più sconfortante in assoluto è questa: "Non so se rifarei tutto quello che ho fatto. Sono sicuro di aver compiuto una cosa importante, ma non c’è mattina in cui mi chiedo perché l’ho fatto e non mi so rispondere, non so se ne valeva davvero la pena" a Fahrenheit su Radio3. Mi spiace molto sentirgli dire queste cose. Sono dichiarazioni molto esplicative di una tristezza e di un malessere profondo. Poi mi chiedo se ho il tempo di dispiacermi per altri che comunque almeno sono protetti, ed il cui rischio è riconosciuto dall’opinione pubblica, mentre devo continuamente guardarmi le spalle e da solo, mentre vivo quotidianamente con il pensiero di finire morto ammazzato. Aldo Pecora, come me ed Emiliano Morrone, non ha nessuna protezione, nonostante come noi subisca continuamente pressioni, intimidazioni e minacce. Mi sento solo se penso allo Stato. Se penso che rischio la pelle per difendere i principi fondamentali della Costituzione Repubblicana. Non ci saranno mai scorte per noi, non appelli del capo dello Stato, non giornalisti di gran firma che ti pubblicano in prima pagina. Perché? Roberto Saviano in fondo ha scritto solo di camorra, non c’è quasi un rigo nel suo libro che riguardi gli intrecci fra questa e la politica esecutiva, tra queste e la massoneria. La società sparente è esattamente il contrario di Gomorra da questo punto di vista: non c’è quasi un rigo sulla ‘ndrangheta militare e ci sono duecento pagine sui politici e sulle porcherie che questi fanno in combutta con la criminalità organizzata e con la massoneria. Ci sono i nomi ed i cognomi di chi produce ancora emigrazione, sottosviluppo, sottocultura, disperazione, morte. Per un povero stronzo come me c’è solo la lupara che l’aspetta qualche sera di ritorno in una delle mille case che è costretto a cambiare continuamente, chiedendo ospitalità ad amici, per cercare di proteggersi da solo. Non ci saranno mai scorte per me e per Emiliano Morrone, non ci sarà nessun capo dello Stato ad esprimersi in nostro favore, non ci sarà un solo politico (a parte l’on. Angela Napoli) a difenderci dalla ‘ndrangheta; ci saranno altre querele, altre offese, minacce, violazioni della privacy , prima dell’esecuzione capitale, prima del nostro sangue immolato per la verità. Vorrei invitare tutti voi a diffondere il più possibile i nostri scritti. A loro fa molto male. Gli assassini, i mafiosi, i politici, i massoni, hanno paura delle parole. Come ha dichiarato su la Repubblica del 15 ottobre 2008 Roberto Saviano: “[...] Loro, di questo, hanno paura: delle parole. Non è meraviglioso? Le parole sono sufficienti a disarmarli, a sconfiggerli, a vederli in ginocchio. E allora ben vengano le parole e che siano tante. Sia benedetto il mercato, se chiede altre parole, altri racconti, altre rappresentazioni dei Casalesi e delle mafie. Ogni nuovo libro che si pubblica e si vende sarà per loro una sconfitta. È il peso delle parole che ha messo in movimento le coscienze, la pubblica opinione, l’informazione [...]”L’unica nostra arma per ora è scrivere e diffondere quello che scriviamo. Nonostante la preoccupazione per la mia incolumità fisica voglio vivere con gioia. La vera gioia emerge quando si combatte, nella pratica e nell’azione, per la felicità propria e degl’altri. Ho dedicato la mia vita a lottare con gioia per un futuro migliore. E come ho dichiarato in un precedente articolo: scriverò sempre. Fino alla morte. Naturale o accidentale che sia .

Francesco Saverio Alessio


Milano, 16 ottobre 2008

Questo artcolo è un ringraziamento in risposta a tutti quelli che hanno partecipato al forum rigrardante l’articolo: ’Ndrangheta in Calabria, nel paese degli allocchi: il nasone, la bestia e il coglione Tre animali e un artista al bivio del comune

lunedì 29 settembre 2008

La logica della querela, Emiliano Morrone continua una lettere di Roberto Saviano


















La querela è il rimedio oncogeno contro giornalisti e scrittori. Non in sé, ma per l’uso incontrollato e arbitrario che oggi se ne fa. Trasformata dal tempo e dal costume, è l’arma prediletta dal potere. Intanto perché tacita i Battista: i pochi che gridano nel deserto dell’abbandono; in guerra contro l’ignoranza cieca, la meschinità opulenta, il familismo, l’indifferenza.

La querela ti obbliga a difenderti, a fermarti, a lottare per te stesso, se sei soltanto un giovane ricco di buone speranze. Consapevole che dalla condanna avrai un’onta, una macchia, una traccia che gli avversari richiameranno a vita per levarti statura e carica morale. Loro, malavitosi e politici di presidio, a volte un solo corpo, hanno il placet del sistema: sono immuni e dritti al proprio posto; possono delinquere e benedire, predare e sentenziare, disintegrare strumenti, organi e presìdi democratici. Generano la convinzione che il saccheggio e la violenza sovrastano la legge; portano sfiducia collettiva, rassegnazione, sconforto, disumanità.

Così, in questo clima di paura e opportunismo, di reticenza e omologazione, parlare e agire diventa un reato, ancora prima del giudizio ordinario. Domina, a livello collettivo, una «solidarietà meccanica» verso gli ordinatori, i forti, i responsabili dello sfacelo. Questa si concretizza in forme di autocensura e limitazione personale, e soprattutto in aggressioni e propaganda falsa, utili a isolare resistenti e opposizioni.

Roberto Saviano ha spesso ricordato il valore dell’impegno; lui che non ha smesso un attimo di denunciare l’orrore imposto dai Casalesi e la loro ferina cattiveria. Non puoi star zitto e svaccato, guardando la morte e il sangue veri come un film in 16:9. Non puoi scuotere la maglia, convinto di non appartenenere all’inferno meridionale di piombo e dolore, rifiuti e sterminio, macerie e disperazione compressa. Come se fossi escluso dalla carneficina, salvo nel tuo mondo di quotidianità lineare e adesione allo scontato, preservato dal marchio della colpevolezza e dagli untori. Se chiudi la bocca, non puoi pensare, manco per un secondo, che sei diverso, che sei altro: che hai dei valori, un onore ufficiale, un ruolo sociale distinto e legittimo, un’utilità manifesta, una funzione per lo sviluppo.

La querela t’allontana dalla ricerca della verità, dall’indagine, dal racconto del male. Di un male che un libro non può contenere né rappresentare a sufficienza; neppure l’universale Gomorra. La querela serve a smorzarti la tensione etica, a trasformarla in un sentimento destabilizzante, a spostare l’attenzione sul tuo privato. La querela t’angoscia come la minaccia, ti abbatte: ti perseguita il pensiero di finirla, di cessarti; sai che non c’è ritorno, ormai hai osato, sfidato.

Un giorno Roberto Saviano m’ha scritto: «Se io non avessi avuto successo e un grande editore ora ero in un ospedale pscihiatrico, credimi». Ma non il successo dei soldi, come ripetono gli stolti, pedine di abili scacchisti. Roberto è stato protetto dalla straordinaria penetrazione del suo racconto, che ha restituito alle coscienze l’urlo represso d’una tragedia non solo campana, sconfinata come il mercato.

Roberto è riuscito a destare, a riunire un popolo, a schiacciare menefreghismo, falsa innocenza, abitudine.

Francesco Saverio Alessio e io, che abbiamo scritto "La società sparente" (Neftasia, Pesaro, 2007), siamo stati additati, messi ai margini: ci hanno insultati, nella nostra Calabria; ci hanno chiamati «pazzi», «visionari», «psicotici», solidarizzando cogli impuniti.

Confesso che per un periodo lo abbiamo creduto davvero: abbiamo pensato di non esistere, o, meglio, di esistere in un mondo ricostruito dalla nostra mente in fuga; ormai perduta nell’utopia della giustizia, della convivenza civile, dell’affrancamento della Calabria. Un sogno perfino capace di condurci al suicidio, all’esecuzione rasserenante, quella che non ha colpevoli materiali.

Abbiamo illuminato zone oscure in "La società sparente", riesumato storie di giovani ammazzati con crudeltà indescrivibile, peggio degli animali da macello. Come Antonio Silletta, di San Giovanni in Fiore (Cs), sequestrato, sparato e bruciato; irriconoscibile, carbonizzato come un albero dopo un incendio. La madre, di fatto assassinata, morta di crepacuore, lasciata in solitudine da una società che aveva ritenuto naturale e cosa sua la sparizione del ragazzo, visti i precedenti per spaccio.

Che cosa c’è, e chi, dietro quel barbaro, doppio omicidio? Che cosa dicono le indagini?

Abbiamo maledetto la squallida accettazione dei paradossi, delle contraddizioni d’una Calabria dove si continua a votare il migliore offerente, spesso colluso, sostenuto dalla ’ndrangheta in cambio di premi, agevolazioni e libertà di movimento.

"La società sparente" è ancora, purtroppo, quella calabrese, che non crede nella forza della parola e della risposta civile; che non ha più fede né ideali; che affonda nella logica della convenienza, nella salvaguardia di perversi meccanismi di potere. Un potere onnipresente, onnipotente, che ha invaso le istituzioni e consolidato la Spa della morte, una ’ndrina sola, una Santissima: dai depuratori impuri ai materiali tossici nel crotonese, dalla gestione della monnezza allo sfruttamento delle coste, dalla sanità in metastasi alle truffe sui fondi europei, ai disastri ambientali, alla distruzione dei tessuti produttivi.

"La società sparente" è anche quella che emigra e giura di non rincasare mai più. Quella dei giovani che hanno capito come girano le cose in Calabria; che hanno inteso i collegamenti fra politica e ’ndrangheta; che sanno che giù non si lavora e vive dignitosamente, se non piegandosi all’una, all’altra, a entrambe.

Piegarsi vuol dire farsi gli affari propri, nel vero senso della parola. Significa raccogliere voti per qualcuno che la ’ndrangheta ha scelto per i suoi progetti. Significa raccontare dappertutto la favola della regione povera e bisognosa; significa perpetuare, con l’immobilità individuale, un assistenzialismo straripante che mantiene a palazzo i soliti noti. Significa lasciare campo aperto alle ecomafie e agli edili dell’autostrada, delle opere pubbliche, agli specialisti delle costruzioni di creta e veleni. Significa lasciare alle generazioni che verranno un’eredità di squallore, scempi, pericoli, disservizi, insicurezza, debiti, miseria, incultura, desolazione, criminalità, sgomento e disgregazione. Significa, poi, firmare la scomparsa d’una regione, che non sarà più salvabile perché non sarà rimasto più nessuno, nel futuro alle porte, fra gli ultimi liquami per la terra secca.

Con questa coscienza e urgenza, certi che la letteratura arriva dove non riesce l’informazione per immagini, Francesco Saverio Alessio e io abbiamo umilmente fornito un testo da cui partire per una responsabilizzazione politica dei calabresi, in nome di un obiettivo, l’uscita dalla minorità, e non di un partito.

Ma quando metti nomi e cognomi in un libro - e quando sto libro te l’ha pubblicato un piccolo editore che t’ha fatto firmare la sua estraneità nelle cause civili e penali - tutti si coalizzano e ti danno addosso. Perché sei solo, e sei pure un idealista imbecille, a cui mancano i mezzi di difesa.

Dopo le querele ricevute e per la vicinanza di "La società sparente" al movimento pro De Magistris, il pm che coi fatti ha dato una speranza viva alla Calabria bella, la politica calabrese ha denigrato il testo, la sua progressiva denuncia e gli autori. Con calcolo scientifico di tempi, mezzi e linguaggio, ha tentato in tutti i modi di negare la realtà del racconto, limitandolo il più possibile a un ambito locale. Perché non si sapesse, perché nulla uscisse fuori delle mura domestiche, perché ci fosse una lettura contraria della maggioranza e perché a maggioranza si sancisse la totale incompatibilità degli autori, in delirio, con l’ambiente calabrese.

Sull’esistenza di querele contro Alessio e me, la politica, non tutta, ha fondato la sua richiesta di consenso, pretendendolo, stavolta, in merito alla nostra (supposta) inattendibilità, piuttosto che per l’Europaradiso a Crotone o la risurrezione di Sviluppo Calabria.

La querela t’arriva subito, oggi, perché scrivi; se scrivi. Corri dal legale, se ce l’hai, o chiedi in giro d’uno bravo che ti levi dalle sabbie mobili. Sì, non c’è altro da fare. Non puoi cavartela diversamente, magari spiegando, illustrando, ragionando su periodi scritti con metodo, scrupolo e rigore.

Devi provare l’ebrezza del tribunale, entrarci; subire attonito il caos dei suoi lunghi corridoi. Ti passano a un palmo, quasi fossi invisibile, avvocati e loro praticanti. I primi procedono in testa, scarpe lucide, aria distratta e raccolta. Gli apprendisti, al seguito, li riconosci dal nodo della cravatta, classica o pop art, sempre grosso e impreciso.

Ti sei assunto la responsabilità penale e civile di ciò che hai scritto. Te lo ripeti dentro come il Daimoku dei buddisti. Chi ti trascina in giudizio di solito ha sostanze in banca. Le spalle ben coperte, può tenerti in bilico come una foglia d’ottobre avanzato. Nel mentre, ti chiedi perché sei finito tra quelle mura, dove incontri anziani contadini cui, come messaggio da non interpretare, qualcuno ha danneggiato il raccolto; dove noti disabili multati per aver sostato oltre il loro posteggio, occupato abusivamente da un villano.

Poi pensi che l’Italia è questa, e non la cambiano le tue piccole fatiche.

La querela tutela chi può essere stato offeso nell’onore.

I procedimenti penali contro Alessio e me sono stati tutti archiviati. Nessuno, in Calabria, vuole parlarne. Come nessun politico, meno che l’onorevole Angela Napoli, già membro della Commissione parlamentare antimafia, ha condannato le minacce e le intimidazioni che abbiamo ricevuto. La società sparente.

Emiliano Morrone

Alcuni riferimenti:

- http://19luglio1992.com/index.php?option=com_content&view=article&id=100:intervista-a-salvatore-borsellino&catid=2:editoriali&Itemid=4

- http://www.revestito.it/?id1=19&id2=1&Tipo=7&id3=14230

- http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=1340

- http://www.ndrangheta.it/?p=17

- http://news.ladysilvia.it/ladysilvia/13350/attualita/0/

- http://www.19luglio1992.com/index.php?option=com_content&view=article&id=687:archiviato-procedimento-penale-contro-gli-scrittori-alessio-e-morrone&catid=2:editoriali&Itemid=4

- http://www.adnkronos.com/IGN/Cronaca/?id=1.0.2509557769

- http://www.robertosaviano.it/articoli/9025/116/0

- http://www.normanno.com/articolo.php?id=DM2008-01-10-0614

- http://ilsatirosaggio.com/?p=433#more-433

- http://www.perlacalabria.it/2007/11/19/chi-ha-paura-delle-parole-ha-paura-della-verita/

- http://www.movimentodelsole.it/index.php?option=com_content&task=view&id=281&Itemid=2

- http://www.ebeteinfiore.it/leggi.asp?id_art=2347&id_area=4&mac=3

- http://masaghepensu.splinder.com/post/14914789/Da:+%22La+voce+di+fiore%22

- http://www.ilcittadinodimessina.it/news.asp?idz=8&idn=5186

- http://www.perlacalabria.it/2007/10/26/vile-biglietto-di-minacce-ad-un-giovane-scrittore-calabrese/

- http://guide.dada.net/giornalismo/interventi/2007/11/312270.shtml

- http://cultura-mediterranea.blogspot.com/2008/04/intervista-di-giuseppe-scano-allo.html

- http://www.padovanews.it/content/view/22366/101/

- http://www.imgpress.it/notizia.asp?idnotizia=28044&idSezione=1

- http://www.lameziaweb.biz/new.asp?id=6802

- http://www.europaoggi.it/content/view/1221/0/

- http://www.francescozingone.it/2008/04/01/presentato-a-pesaro-il-libro-sull%E2%80%99inchiesta-del-pm-de-magistris/

- http://www.movimentodelsole.it/index.php?option=com_content&task=view&id=226&Itemid=2

- http://www.forumdelreventino.org/forum/index.php?topic=30.0

- http://www.luigiboschi.it/?q=node/6307

- http://lasestina.com/index.php?Itemid=10697&id=2391&option=com_content&task=view

venerdì 26 settembre 2008

Ndrangheta, ancora pressioni per gli autori del libro "La società sparente"


Continuano le traversie legali per gli scrittori calabresi Emiliano Morrone e Francesco Saverio Alessio, a proposito del loro libro su ’ndrangheta e politica "La società sparente" (Neftasia, Pesaro, 2007).

Archiviato dal Gip di Urbino l’ultimo procedimento penale contro gli autori per diffamazione aggravata, Francesco Caputo, legale del querelante, l’imprenditore calabrese Domenico Parrotta, in una nota pubblicata il 26 settembre su "Il quotidiano della Calabria" ha scritto:

"A giorni sarà presentato ricorso al Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Perugia per la riapertura delle indagini atteso il palese e superficiale errore in cui è incorso il Gip di Urbino".

Morrone e Alessio, che presto riprenderanno iniziative antimafia in Veneto, Lombardia, Sicilia, Campania e Calabria, commentano: "Siamo, come sempre, assolutamente sereni e fiduciosi nella magistratura. Era stato perfino richiesto il sequestro del nostro libro, non concesso dal Tribunale civile di Cosenza".

Morrone, che col giornalista Biagio Simonetta sta ultimando "Black Mountains", romanzo sulla scriminalità calabrese, sottolinea: "Scrivere della Calabria comporta rischi e persecuzioni. Tutto quanto è avvenuto dalla pubblicazione di ’La società sparente’, minacce, intimidazioni, pressioni politiche e azioni legali, è stato seguito con molta attenzione da un’ampia rete dell’antimafia e dalla stampa nazionale. Consapevoli di non essere da soli, continueremo a raccontare ciò che avviene nella nostra Calabria; perché, come sostiene Roberto Saviano, la parola scritta è sempre più forte del silenzio e dell’indifferenza".

mercoledì 24 settembre 2008

Archiviato ennesimo procedimento penale contro gli scrittori Francesco Saverio Alessio ed Emiliano Morrone


















(In foto, Emiliano Morrone, Ferruccio Pinotti e Francesco Saverio Alessio) La querela, per diffamazione, era stata sporta dall’imprenditore calabrese Domenico Parrotta, che aveva anche chiesto il sequestro del loro libro su ’ndrangheta e politica, "La società sparente"


Su richiesta della Procura della Repubblica, il Gip di Urbino, divergendo da precedenti conclusioni del Tribunale di Cosenza, ha archiviato il procedimento penale relativo alla querela per diffamazione a mezzo stampa sporta dall’imprenditore calabrese Domenico Parrotta contro gli scrittori Emiliano Morrone e Francesco Saverio Alessio, difesi dall’avvocato Francesco Siciliano, per due pagine del loro libro su ’ndrangheta e politica “La società sparente” (edito da Neftasia di Pesaro nel 2007). Nella querela non era stato coinvolto, invece, l’editore del volume.

La vicenda era arrivata alla stampa nazionale per la parallela e urgente richiesta di sequestro del testo, presentata dal Parrotta al Tribunale civile di Cosenza. In prima istanza, ritenendo la sussistenza del reato di diffamazione, il Tribunale civile di Cosenza aveva obbligato gli autori ad acquistare le copie del libro rimanenti nelle edicole e nelle librerie di San Giovanni in Fiore (Cs), loro città di origine. In appello ne aveva rigettato il ricorso per una decorrenza dei termini derivante da nuova interpretazione di norme. La seconda edizione del libro era uscita con le due pagine incriminate completamente vuote, come forma simbolica di autocensura. Per Morrone e Alessio, non c’era stata alcuna diffamazione verso Parrotta, ma il mero racconto di vicende già note, rispetto alle quali avevano espressamente escluso qualsiasi colpevolezza o imputabilità dell’imprenditore, incensurato.

Il Gip di Urbino aveva già archiviato analoga querela contro i due autori, presentata dall’orafo calabrese Giovambattista Spadafora. La querela di Parrotta, in un primo tempo arrivata alla Procura della Repubblica di Cosenza, era stata poi trasmessa a Urbino per motivi di competenza, essendo stato stampato il libro La società sparente nella città marchigiana.

A sostegno di Morrone e Alessio, anche per il clima generale di intimidazioni e minacce subite in Calabria dall’uscita del volume, erano intervenuti il filosofo Gianni Vattimo, il giornalista Franco Abruzzo, consigliere dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia, il fratello del giudice Paolo Borsellino, Salvatore, il deputato Angela Napoli, già membro della Commissione parlamentare antimafia, Rete per la Calabria, coordinamento di associazioni e movimenti a favore della legalità, il testimone di giustizia Pino Masciari, i giornalisti di inchiesta Marco Travaglio e Ferruccio Pinotti e gruppi organizzati di giovani sensibili al valore della giustizia, attivi in ogni parte di Italia. Nello stesso tempo, diversi politici di San Giovanni in Fiore - tra cui il sindaco Antonio Nicoletti, destinatario d’una causa di risarcimento da parte degli autori - avevano pubblicamente rifiutato di discutere il testo, limitandone il contenuto al comune calabrese e sostenendo la gratuità delle vicende ivi narrate, anche considerandole frutto di pettegolezzo e fantasia.


In un articolo pubblicato sul settimanale L’Espresso, lo scrittore Roberto Saviano aveva invece pienamente confermato la validità e attendibilità del saggio-inchiesta di Morrone e Alessio, centrato sulla deriva etica e politica della Calabria, corroborata da inquietanti inchieste della magistratura su sanità, fondi e appalti pubblici. Intervenuti sui rapporti fra politica, ’ndrangheta e massoneria a Casal di Principe (Ce), in università, scuole, piazze, tv e radio italiane, i due scrittori avevano continuato a denunciare, con nomi e dettagli, la pericolosa espansione internazionale della malavita calabrese, causa dello spopolamento in Calabria e strettamente legata al mondo politico e affaristico. Avevano anche lanciato un allarme di vigilanza con un reportage da Duisburg, a un anno dalla strage.


Giunta la notizia dell’archiviazione del procedimento riguardante la querela di Parrotta, Francesco Siciliano, legale di Morrone e Alessio, ha dichiarato alla stampa: «È una vittoria della libertà di stampa e informazione. Chi scrive deve poter informare, raccontando i fatti senza timore di ingerenze, strumentalizzazioni politiche e particolarità ambientali».

Alessio ha detto: «Abbiamo sempre avuto fiducia nella magistratura. Le nostre ragioni sono state ora certificate dallo Stato». Morrone ha invece sottolineato: «Indipendentemente dalla vicenda di Parrotta, verso cui, per la mia formazione cristiana, non ho affatto risentimento, la decisione del Gip di Urbino è un segnale forte alla politica e ai poteri forti. Nessuno può essere al di sopra della legge».

martedì 10 giugno 2008