Venerdì 18 aprile (aula T.3) dalle ore 10,10 alle 11,50 si terrà la 2^ conferenza su «Poteri forti», in cui un giornalista investiativo di Verona, Ferruccio PINOTTI, verrà a parlarci degli oggetti dei suoi libri inchieste: massoneria, Opus Dei, etc... La 1^ conferenza sarà ospitata all’interno del corso di Sociologia (prof.Morandi), mentre la 2^ all’interno di quello di Storia contemporanea (prof.Franzina). Le conferenze sono comunque APERTE A TUTTI. L’aula è molto grande (350posti), di cui solo un centinaio di posti sono occupati dagli studenti del corso. Le conferenze sono state pensate come idoneo "spazio di riflessione" per gli studenti, per gettare un occhio consapevole su quella (gran) parte della realtà che ci rimane nascosta...
martedì 15 aprile 2008
"La società sparente" all'Università di Verona
Venerdì 18 aprile (aula T.3) dalle ore 10,10 alle 11,50 si terrà la 2^ conferenza su «Poteri forti», in cui un giornalista investiativo di Verona, Ferruccio PINOTTI, verrà a parlarci degli oggetti dei suoi libri inchieste: massoneria, Opus Dei, etc... La 1^ conferenza sarà ospitata all’interno del corso di Sociologia (prof.Morandi), mentre la 2^ all’interno di quello di Storia contemporanea (prof.Franzina). Le conferenze sono comunque APERTE A TUTTI. L’aula è molto grande (350posti), di cui solo un centinaio di posti sono occupati dagli studenti del corso. Le conferenze sono state pensate come idoneo "spazio di riflessione" per gli studenti, per gettare un occhio consapevole su quella (gran) parte della realtà che ci rimane nascosta...
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lunedì 17 marzo 2008
Salvatore Borsellino su "La società sparente", la giustizia, De Magistris e i poteri forti
Intervista a Salvatore Borsellino
Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, ucciso il 19 luglio del 1992 in quella che viene ricordata come la strage di Via Amelio, dove vennero fatti esplodere 100 chili di tritolo per sbriciolare un ostacolo per la mafia, un cocciuto magistrato che si ostinava a voler condannare i suoi membri.
Vi persero la vita anche uomini della sua scorta. Quella tragedia ha provocato una dura reazione dell’opinione pubblica che ha costretto il legislatore ad intervenire, lo Stato a reagire segnando un percorso di vittorie che hanno significativamente indebolito la mafia siciliana, ed ha segnato la sua vita.
Da ingegnere ed imprenditore ha sentito dentro di sé il dovere morale di continuare la lotta per la legalità in nome della quale si era immolato Paolo. Cerca di essere presente in tutte le occasioni che siano utili per questa causa.
È venuto a Cosenza per presenziare ad una udienza della causa di diffamazione intentata contro gli autori del libro "La società sparente", convinto che solo liberando le coscienze, denunciando senza reticenze gli intrecci tra il malaffare la politica, i poteri dello Stato e l’imprenditoria sia possibile iniziare un percorso virtuoso di rinascita della società meridionale.
Oggi è proprio la Calabria la nuova trincea, il campo di battaglia dove è schierato l’esercito criminale più potente e pericoloso.
La ’ndrangheta è diventata l’organizzazione più forte che riesce ad essere presente con i suoi tentacoli in tutto il territorio nazionale ed anche oltre.
È qui che si combatte la battaglia campale, dove si fronteggiano due eserciti: l’uno ben organizzato, una temibile falange, dall’altro lato lo Stato, che spesso appare come una armata Brancaleone che vuole combattere la sua crociata con gli spadoni di cartone.
Salvatore Borsellino è venuto qui per un atto di testimonianza non avendo alcun ruolo nella vicenda, solo per sostenere la causa di due kamikaze che gridano la loro verità, che non si rassegnano a dover subire il silenzio. Le sue parole sono un duro atto d’accusa, ma rappresentano anche un barlume di speranza per chi voglia mantenere accesa la fiaccola della legalità in questa regione.
Come mai si trova in Calabria? Qual buon vento la mena?
Sono venuto in Calabria per la prima volta per seguire da vicino la vicenda De Magistris, perché ritenevo che qui si stesse combattendo una battaglia, la battaglia di Fort Alamo, l’ultima battaglia in difesa della Magistratura. Io ritengo che in Italia sia in atto un attacco frontale e coordinato all’indipendenza della Magistratura e che proprio qui si stesse svolgendo l’atto cruciale di questa battaglia. L’attacco a De Magistris avviene nel momento in cui nelle sue indagini si era avvicinato ai poteri forti. Poteri politici nella fattispecie, poiché i poteri forti costituiscono un riferimento molto più ampio. De Magistris è stato attaccato duramente, ma non credo che fosse un attacco a De Magistris, ma un tentativo fin troppo scoperto di imbavagliamento della Magistratura, come dimostra il contemporaneo attacco alla Forleo.
Però questa battaglia la sta combattendo anche una parte importante della Magistratura, che ha fornito agli assedianti un significativo contributo. Non c’è stato bisogno di alcun cavallo di Troia ...
L’attacco frontale viene sicuramente dal potere politico e purtroppo c’è una buona parte della Magistratura che è entrata in questo sistema di potere ed è connivente con l’attacco dei politici. La strategia seguita da Mastella di chiamare al Ministero magistrati proveniente da diverse correnti in maniera di tacitare tutte le possibili opposizioni all’interno della stessa Magistratura ha dato i suoi frutti. Sicuramente una parte rilevante della Magistratura si è lasciata cooptare in questo sistema di potere diventandone complice.
In una recente intervista sulla stampa De Magistris lamenta che hanno colpito lui, mentre non si è mai punito un magistrato corrotto.
Questo fa parte della strategia di cui parlavamo prima. I magistrati corrotti sono utili al sistema.
Ma qui stiamo parlando del CSM, del più alto livello del potere giudiziario ...
Certo, certo si tratta di un fatto di estrema gravità. Nel CSM d’altronde non vi sono solo componenti togati. Una buona parte è diretta emanazione del potere politico. Come vice-Presidente è stata scelta una persona assolutamente dubbia come Mancino, in perfetta sintonia con la strategia di depotenziamento della Magistratura che ha trovato un coronamento nella nomina a guardasigilli di Clemente Mastella. Inizialmente egli era titubante ad accettare quell’incarico. È stato convinto da Andreotti e Cossiga per "compiere una missione", secondo quanto dichiarato a caldo dallo stesso. La missione che doveva compiere - ed in buona parte vi è riuscito - è proprio quello dell’imbavagliamento della Magistratura.
Con il siluramento di fatto di De Magistris è persa la battaglia per la legalità in Calabria?
Credo che non sia ancora del tutto persa. Sicuramente è arrivata ad un punto molto critico, tragico direi. Peggio di quello che è stato fatto a De Magistris è il silenzio che è caduto sulla vicenda. Dopo gli iniziali clamori vi è un oscuramento irreale da parte della stampa, e non me ne meraviglia. Un silenzio da parte della società civile, distratta da altri interessi. Non ci sono più i movimenti di partecipazione emotiva, come quelli suscitati da AnnoZero di Santoro ed altre trasmissioni televisive che hanno avuto un grande impatto sull’opinione pubblica. La battaglia non è persa, ma stiamo in un punto molto tragico perché non vi è una reazione delle associazioni, dei giovani, degli intellettuali come succedeva solo qualche mese fa a fronte degli iniziali attacchi a De Magistris. Adesso che questo processo si sta compiendo - e si sta compiendo nella maniera più ignominiosa qual’è il pronunciamento del CSM, non vedo alcun tipo di reazione. Siamo in un vicolo cieco. Quando De Magistris ha chiamato a raccolta la società civile a difesa dell’indipendenza della Magistratura, poiché questo era il senso delle sue esternazioni, le interviste, le apparizioni in televisione, ha trovato risposte entusiaste. Quella chiamata alle armi aveva prodotto i suoi effetti, aveva galvanizzato un movimento. Oggi non può ricorrere a quelle armi perché tutto sarebbe usato contro di lui, per metterlo definitivamente a tacere. Si è creato un circolo vizioso. Da un lato De Magistris non può parlare perché verrebbe attaccato, dall’altro con una sentenza ignominioso come quella che è stata fatta gli viene tolta persino la possibilità di fare il giudice monocratico. Ecco la dimostrazione evidente che questo accerchiamento sta producendo i suoi frutti amari. Bisognerebbe che vi fosse una forte reazione dell’opinione pubblica e fosse così forte da cancellare questo disegno perverso.
Proprio sulla giustizia il centro-sinistra giocava un atout per rimarcare la sua diversità rispetto all’era Berlusconi.
Purtroppo io ritengo che tutte le parti politiche sono concordi in questa strategia di accerchiamento della Magistratura. Alla fine il governo si sinistra ha fatto molto peggio dei quello di destra nella politica per la giustizia. Il governo Berlusconi si era "limitato" a fare delle leggi ad personam e contra personam. Ad personam per difendere gli interessi del capo del governo, contra personam come quelle contro Caselli per impedirgli di assumere l’incarico di Procuratore Nazionale Antimafia. Con la sinistra abbiamo assistito ad un crescendo di attacchi alla Magistratura, come quelli messi in atto contro De Magistris e la Forleo, che non hanno precedenti nella storia della Repubblica italiana.
De Magistris sostiene di tenere un diario nel quale annota tutti i fatti strani che gli accadono, che consentirebbe in caso dovesse succedere qualcosa di identificare gli eventuali mandanti di quell’azione scellerata. Sembra il grido di dolore di una persona che si sente in pericolo. Come se avesse affidato ad un memoriale la sua difesa.
Si intende qualcosa di tragico? Ritengo che non succederà perché la strategia è cambiata. Il tritolo per togliere di mezzo i giudici non serve più. Adesso i giudici vengono fatti fuori con altri mezzi, legali o pseudo legali: collegi fatti ad hoc, ispezioni, rimozioni. Quello che è stato fatto a De Magistris è stato possibile grazie a modifiche legislative introdotte dal Ministro Mastella. Oggi non vengono adoperati più i metodi precedenti poiché il terrore provocava la reazione violenta dell’opinione pubblica. I metodi attuali passano per metodi legali, in difesa della democrazia e riescono a passare inosservati. Ritengo che la politica ha una grande paura della reazione di massa come quella che si è verificata dopo le stragi del ’92, che ha portato ad un inasprimento delle pene verso i mafiosi, ad una dura repressione poliziesca. I poteri forti oggi sono convinti che non bisogna arrivare a tanto, bisogna tenere basso il profilo. Una strategia diversa, ma più utile, attuata attraverso l’uso della politica che riesce ad aggirare uno dei principi fondamentali della Costituzione quale dell’indipendenza dei poteri dello Stato. È contro questo disegno che occorrerebbe la mobilitazione dell’opinione pubblica, della società civile che si dovrebbe ribellare. Purtroppo la società civile sembra narcotizzata, non sta avvenendo alcuna reazione come mi sarei aspettato.
Con un pizzico di "humeur noir" si potrebbe pensare che la rimozione di De Magistris sia stata finalizzata a tutelare la sua salute e quella dei cittadini?
Ironia a parte, è proprio quanto si vuol far credere. Nel caso della Forleo si è addirittura tentato di farla passare per pazza, di dipingerla come nevrotica. Per De Magistris sarebbe stato difficile far passare una teoria del genere, poiché ha nel suo DNA il gene del giudice. Credevo che fosse figlio e nipote di magistrato. Adesso scopro addirittura che il suo bisnonno faceva parte della magistratura borbonica. Nella sua storia sono riassunte tre generazioni di magistrati. Non avendo potuto far passare questa teoria, hanno adoperato altri metodi servendosi di una sentenza in cui si leggono motivazioni inesistenti, non vi si trovano argomentazioni plausibili. Siamo di fronte ad una abnormità da un punto di vista giuridico.
Ritiene che la rimozione di De Magistris possa normalizzare la magistratura in Calabria?
Il tentativo è quello. Io non conosco abbastanza la situazione della Magistratura in Calabria per esprimere giudizi. De Magistris attaccava anche altri membri della stessa Magistratura in Calabria, accusandoli più o meno velatamente, più o meno palesamene - ma giustamente - di inefficienza, di collusione o altro. Ed ha provocato una dura reazione. Questa è una situazione che è presente anche a livello nazionale. La Magistratura non è più quella dei tempi di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino. Anche allora - occorre ricordarlo - vi erano giudici come Signorino che erano addirittura collusi con la mafia, esistevano giudici come Giammanco, come Meli che cercavano di ostacolare l’azione di Falcone e Borsellino con ogni mezzo. Oggi ritengo che la situazione sia di molto peggiorata. Vi sono infiltrazioni all’interno della Magistratura. Non sono isolati i casi in cui i mafiosi, i ’ndranghetisti hanno fatto studiare e mandato all’università i figli per inserirli in Magistratura e nei gangli vitali della pubblica amministrazione. L’accerchiamento stia avvenendo dall’esterno, dalla parte politica e dall’interno, un attacco concentrico che mina la credibilità e l’indipendenza della Magistratura.
Lei ritiene che questo impegno per le "liste pulite", come rappresentato in forma emblematico dall’esposizione politica della figura di sua sorella in Sicilia, possa rappresentare un argine a questa deriva, segnare un principio di maggiore legalità nelle nostre regioni?
Non penso che siamo ancora a quel punto, vi sono ancora incertezze e titubanze che impediscono una applicazione rigorosa del principio di eticità nella partecipazione politica. Persino le liste ipotizzate da Grillo alla fine si sono ridotte a tre in Sicilia, in Friuli ed in un’altra regione. Non possono portare a cambiamenti significativi. Ritengo più utile una mobilitazione totale dell’opinione pubblica con movimenti, manifestazioni nelle piazze che facciano arrivare la loro voce nei palazzi del potere. Per ottenere questo risultato è necessario che le azioni di lotta abbiano una visibilità mediatica. In questo momento serve portare all’attenzione dell’opinione pubblica il tema della legalità. Quei pochi che hanno percepito la centralità del problema debbono fare ogni sforzo per portalo nelle sedi opportune. Al punto in cui siamo arrivati credo non sia più possibile emendare il sistema dall’interno: è arrivato ad un punto tale di degenerazione che provocare un cammino virtuoso di riforma mi pare francamente velleitario e frustrante.
Lei oggi è qui per difendere Emiliano Morrone e Saverio Alessio i quali nel loro libro "La società sparente" hanno duramente attaccato questo sistema. Cosa lo ha spinto a sobbarcarsi a questa fatica, considerato che lo ha fatto gratuitamente, come impegno civile.
Io sono solito affermare che ho due lavori per vivere, poiché forniscono i mezzi di sostentamento a me ed alla mia famiglia ed uno per non morire, per continuare a credere nel prossimo, nella utilità di un impegno civile. Per tutta la vita ho mantenuto un profilo riservato, dedicandomi esclusivamente al mio lavoro. Solo con il sacrificio di Paolo, ho capito che non potevo fuggire di fronte al terribile dovere di continuare la sua battaglia ideale per la legalità e la giustizia. Vado dove mi porta il cuore, direi usurpando il titolo di un noto romanzo. Sono venuto indignato per il tentativo di imbavagliamento dell’informazione. Ho voluto dare il mio piccolo contributo di testimonianza. Questa è un’altra battaglia che vale la pena di combattere per ridare dignità alle nostre regioni.
Oreste Parise, Rende, 28 febbraio 2008
Tratta, con il consenso dell’autore, dal sito http://www.oresteparise.it., l’intervista è stata pubblicata anche sulla testata calabrese "Mezzo Euro" (1 marzo 2008).
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Per completezza di informazione, si riporta, a seguire, il passo del libro "La società sparente" (Neftasia editore, Pesaro, 2007), che apre l’aggiornamento contenuto nella seconda edizione, intitolato Suona la campanella. Tiro mancino a De Magistris?.
Nell’edizione aggiornata del volume, c’è anche un pezzo di Marco Travaglio sulla vicenda del pm di Catanzaro: parte del discorso tenuto del giornalista italiano nel suo intervento del novembre 2007 al Parlamento europeo, insieme a Beppe Grillo e allo stesso De Magistris.
La scelta di tenere bianche, nella seconda edizione, le pagine 164 e 165 del testo è stata presa volontariamente dagli autori, senza alcun obbligo del giudice; come invece qualche organo di stampa ha riportato per errore.
Un’integrazione del libro si impone. Molto è accaduto dall’uscita, il 19 settembre 2007. Da subito, si segnala che le pagine 164 e 165 di questa edizione sono state volutamente lasciate bianche. Ma non per arretrare, sia chiaro.
Nonostante il racconto coscienzioso dei fatti lì contenuti nell’edizione precedente, c’è stata una richiesta di sequestro del libro, con udienza il 12 dicembre 2007 presso il Tribunale di Cosenza.
Violenta ostilità, poi, dalla politica, tacciata di irresponsabilità per la scarsa risposta a vicende e segnali di crimine.
Nessuna diffamazione: nel riportare storie del 1997 in Calabria, si è mantenuto un atteggiamento di estrema prudenza e tutela nei confronti dell’odierno ricorrente, l’imprenditore Domenico Parrotta, in ordine a quanto all’epoca circolava nella società di San Giovanni in Fiore, su cui scrisse anche il mensile locale «Il Cittadino» del 30 giugno 1997.
In quell’anno, un’operazione antidroga della Procura di Cosenza, denominata Drugstore, portò a vari arresti nel comune calabrese, prevalentemente di giovani tossicodipendenti.
Nel libro, l’analisi del fenomeno criminale è stata condotta su un piano più generale, risultando in quelle indagini del ’97, oltre a tossicodipendenti, anche membri della cosiddetta società bene del luogo, commercianti e imprenditori. I rilievi della precedente edizione hanno riguardato proprio questo aspetto, peraltro inserito in un contesto di maggiore approfondimento sulla criminalità e il malaffare in Calabria.
Nell’edizione precedente, il fatto che una persona vicina a Tommaso Martino avesse riferito del forte coinvolgimento in quel traffico di droga dell’odierno ricorrente è stato trattato con la massima garanzia per l’interessato: è stato scritto, peraltro, che i successi commerciali di Parrotta sono addebitabili alla sua capacità di gestione d’impresa e che «uno sono i fatti, altro il resto». Per certo, non c’è stata alcuna intenzione di screditarne l’onore e l’immagine. Non si è affatto voluto utilizzare il libro come strumento per colpire personalmente l’imprenditore in questione. Tra l’altro, riportare quel riferimento, con la cautela d’averne preso chiaramente le distanze e di non averlo accreditato, non è stato campato in aria, dal momento che un cognato di Parrotta fu toccato dalle indagini del ’97, interrogato dal gip e perquisito. Oltretutto, in un’informativa dei carabinieri alla Procura di Cosenza allora si scriveva dell’esistenza di più livelli riguardanti quel traffico di droga, come pure dell’omertà di consumatori e spacciatori. E Tommaso Martino, giovane tossicodipendente poi morto ufficialmente per overdose, fu tra gli arrestati. La riflessione nel testo è stata, invece, sulla sufficienza con cui la classe politica ha affrontato il problema della criminalità in quell’area, opponendo, anche oggi, una negatività, all’istologia sul cancro della mafia, che è di mera autodifesa.
Oltretutto, la riflessione, di carattere generale, è stata anche sul paradosso che i più deboli e disgraziati siano da soli nel crimine, anche oltre i fatti e gli echi dell’operazione Drugsore, e le mistificazioni che la società di San Giovanni in Fiore produsse in quel tempo.
Parrotta è pulito, lindo: si scrive più esplicitamente, con la speranza di non essere fraintesi anche stavolta. Le pagine 164 e 165 della precedente edizione sono state lette durante la trasmissione radiofonica Un abuso al giorno toglie il codice d’intorno, condotta dal giornalista Roberto Galullo su Radio 24. Per Galullo, non c’è stata diffamazione ma solo racconto, con la dovuta continenza e cautela.
La decisione di tenere vuote le pagine suindicate, di là dalla vicenda particolare, vuole indurre a riflettere sulla difficoltà di raccontare la Calabria.
L’impegno in favore della legalità, della verità e dell’emancipazione può determinare pesanti e diverse ritorsioni.
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lunedì 25 febbraio 2008
L'impegno di Salvatore Borsellino è di tenere viva la tensione sul tema della giustizia
| Lettera da Emiliano Morrone | |
| Scritto da Salvatore Borsellino | |
| lunedì 25 febbraio 2008 12:17 | |
| Ricevo da Emiliano Morrone... Caro Salvatore, mi è rimasto impresso il tuo discorso sulla "rabbia". Molti giovani, equivocando, piangono quando tu parli. Il ricordo di Paolo è stato nel tempo associato al lutto, a una fine ultima. Questo è l'esito del disegno specifico, scientifico, di chi lo ha ucciso. Tv e giornali ci hanno indotto a lacrimare al pensiero suo e di Giovanni Falcone. E hanno relegato le persone della scorta; che sono mere comparse, se capita. La macchina dello Stato ha compiuto il disorientamento. Col gioco delle emozioni e la finzione del piccolo schermo, la memoria del Pool di Palermo e il significato del suo lavoro sono stati trasformati in senso drammatico. A misura di audience. Per impedirci di coglierne la portata e organizzarne una continuazione in quanto società civile. Ciononostante, riflessivamente e soprattutto con una testimonianza pubblica costante, critica, vigile e profonda, tu hai reagito a questo maledetto tentativo di assassinio istituzionale dell'opera e del valore di Falcone e di tuo fratello. L'opera e il valore di Falcone e Borsellino includono tutte le figure che con loro hanno condiviso paure, speranze e attese d'una lunga lotta alla mafia e di grandi battaglie culturali per liberare la Sicilia - e con essa il Mezzogiorno - dall'opportunismo e dal cannibalismo nei palazzi capitolini. Chi, come te e non pochi altri, pensa che le trame siano state concepite e gestite a Roma, e che oggi il clima di connivenza non sia diverso dall'epoca dello stragismo di Stato, è accusato di follia, mania ed esasperazione della realtà. Mistificazione. Strumentalizzazione. I tuoi sforzi, Salvatore, sono invece preziosi. Con chiarezza, stai dicendo ai più giovani che è finito il tempo della commozione; che non si può più guardare al martirio di Falcone e Borsellino come se si fosse a un cinema del fazzoletto. Occorre divenire consapevoli di come funziona in Italia la giustizia. Consapevoli degli interessi in gioco. Consapevoli delle questioni di potere. Consapevoli che ogni occasione è buona per correggere il tiro e deviare l'attenzione pubblica. Ora, in campagna elettorale è uscito di prepotenza il tema dell'aborto. Grazie al genio di Ferrara, che puntualmente si mostra utile e pronto davanti ai patemi dell'intera casta. Così, il problema della necessità d'una giustizia universale - valida, chiara e buona per tutti - è stato sostituito dal dibattito tecnico e filosofico sull'essenza del feto e i diritti della madre/donna; dimenticando che non c'è diritto senza giustizia e, in primo luogo, non esiste futuro restando nell'ingiusto. Che genere di società si sta formando in Italia? Personalmente, non credo ai profeti del nuovo, dell'innovazione e della risoluzione del conflitto prima che lo stesso avvenga. Non m'incanta la retorica dei valori, delle identità e delle storie, dell'orgoglio e della modernizzazione. La questione fondamentale rimane quella della giustizia. E sono certo che la tua iniziativa - 19luglio1992.com - andrà sempre avanti mantenendo viva la tensione sulla giustizia. Specie presso le nuove generazioni, cui è stato tolto il piacere, ma anzitutto il diritto, di sognare. Pertanto, con umiltà mi schiero al tuo fianco, con la voglia di contribuire, sia pure in piccolo, al tuo progetto, etico e culturale, di concreta attualizzazione dell'insegnamento di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Tuo Emiliano |
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giovedì 21 febbraio 2008
Nasce, per iniziativa di Salvatore Borsellino, il sito 19luglio1992
Da oggi comincia un altro cammino che e' quello di riempirlo di contenuti ed utilizzarlo per quello che ci eravamo prefissi a Luglio dell'anno scorso quando cominciai a parlarvi del nostro Progetto 19 Luglio 1992 il cui obiettivo e' quello di fare di questo sito il punto di aggregazione per tutte le persone e le organizzazioni operanti sulla rete che anelano ad un paese diverso, tendono alla ricerca della verita' e della giustiza ed hanno la capacità di contribuire a questa ricerca e a questa strategia.
L'idea base e' quella di realizzare una sinergia al lavoro di tanti che sulla rete fanno ul lavoro splendido ma che spesso rimane confinato solo all'interno di questo mondo a casua dell'analfabetismo informatico della massa della gente e della mancanza di osmosi con il mondo dell'informazione tradizionale.
Questa e' la barriera che dobbiamo riuscire a superare per portare il mondo della rete, che costiuisce in Italia, ma anche nel mondo, l'ultimo baluardo della democrazia, a sfociare nel mondo esterno.
La forza per realizzare questo compito ci verra' dalla nostra sete di verita' e dalla rabbia di vederla quotidianamente calpestata e mistificata, dai politici, dagli organi di informazione. da quella che e' ormai diventata la "casta" dei giornalisti che ha portato alla completa o quasi estinzione di una stampa libera nel nostro disgraziato paese.
I contenuti del sito saranno quindi focalizzati sulle questioni inerenti la lotta alla criminalita' mafiosa, alle inadempienze, se non alle responsabilita' dirette dello Stato a questo riguardo, alla collusione di tanti appartenenti a quelle che e' oggi la consorteria dei politici in Italia.
Per il momento ho inserito nel sito tutte le mie lettere aperte scritte dal 17 Luglio dell'anno scorso, giorno in cui decisi di ricominciare a parlare dopo sette anni di silenzio, ad oggi.
E' gia' operativa una rassegna stampa che verra' aggiornata, se possibile, giornalmente da una delle mie piu' valide collaboratrici, la professoressa Vanna Lora.
Un altro insostituibile componente del nostro gruppo, Marco Bertelli, curerà dalla Germania, dove per ora vive, due rubriche "I Mandanti occulti", il cui nome ne identifica gia' i contenuti, e "Cronache Marziane", che saranno operative dalla prossima settimana..
Un'altra giovane collaboratrice della prima ora, Desiree Grimaldi, curera' la sezione dove verranno raccolte tutte le interviste di Paolo, sia video sia su stampa, e la trascrizione delle sue "lezioni" sulla mafia.
Il sito ospitera' pure i contributi del Prof. Enzo Guidotto, amico di Paolo, uno dei massimi conoscitori del fenomeno mafioso e consulente della Commissione Parlamentare Antimafia.
Mi scuso con tutti gli altri miei collaboratori, che aspettavano con impazienza l'apertura del sito per potere cominciare a dare il loro contributo, perche' non ve li elenco singolarmente, avrete modo di conoscerli appunto attraverso quanto pubblicheranno sul sito stesso.
La prima collaborazione "esterna" mi e' gia' arrivata ed e' stata gia' pubblicata, si tratta di una bellissima "Lettera a Paolo" che mi e' stata spedita da Giulia, una ragazza di soli 13 anni ed e' stata scritta da sua sorella Martina, una ragazza di 18 anni che, come altri giovani che ho conosciuto sulla rete, ha giurato a se stessa e a Paolo di diventare Magistrato per potere continuare il suo lavoro e realizzare il suo sogno.
Nel sito sono pure riportate le date e le localita' di una serie di incontri facenti parte di un ciclo denominato "Cultura della Giustizia" che mi porteranno in piu' di 20 citta' d' Italia a portare la mia testimonianza (e la mia rabbia) insieme con Benny Calasanzio, Enzo Guidotto, Giocchino Basile ed altri che parteciperanno di volta in volta.
Per l'organizzazione di questi incontri ringrazio in particolare i ragazzi dei MeetUp di Beppe Grillo che da ogni parte si stanno prodigando per permetterli. Tra tutti voglio pero' almeno nominare Barbara Olivo, del MeetUp di Cervignano del Friuli che ne' e' il vero e insostituibile motore.
L'ultimo ringraziamento a mio figlio Marco che, da solo, mi ha strutturato il sito e continuera' a supportarmi (e a sopportarmi) dal punto di vista tecnico.
Aspetto con impazienza le vostre critiche e i vostri suggerimenti, il nostro sito www.19luglio1992.com deve crescere con voi e insieme a voi.
Prego tutti quelli che frequentano blog o forum di inserire il link al nostro sito o di farlo conoscere.
A presto.
Salvatore Borsellino
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mercoledì 20 febbraio 2008
Saviano parla su "L'espresso" del libro "La società sparente"
E poi il bel libro ’La società sparente’ di Emiliano Morrone e Saverio Alessio, due giovani calabresi originari della città di Gioacchino da Fiore che coraggiosamente - e al costo di pressioni, boicottaggi - chiamano in causa la cultura che porta la loro terra a non lasciare alternative fra un’emigrazione desertificante o l’accettazione della logica ’ndranghetista che penetra in ogni istituzione e in ogni poro.
La tesi del libro è nuova e potente: le mafie come responsabili della nuova emigrazione che porta sempre più giovani del sud al nord. Persone che non vogliono compromettersi e vanno via. Spero veramente che libri come questi siano l’avanguardia di una produzione che avrà modo di espandersi, com’è avvenuto con i libri sulla camorra.
Roberto Saviano
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venerdì 1 febbraio 2008
Su Radio Vaticana si parlerà di "La società sparente"
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Presentata a Pesaro la nuova edizione di "La società sparente". Duri Borsellino e Napoli. Interviene De Magistris. Avvocato Siciliano sulla giustizia
«Sono sicuro che la verità verrà fuori». Così il pm Luigi De Magistris il 30 gennaio scorso a Pesaro, durante la presentazione della nuova edizione del libro “La società sparente” (Neftasia Editore, Pesaro, 2007), che racconta la Calabria del malaffare e dell’onorata sanità e la reazione dei movimenti italiani (da Ammazzateci tutti ai Grillini, da Calabria Libre e Gens a Rete per la Calabria e tanti altri) rispetto al trasferimento del magistrato dalla Procura di Catanzaro.
«I giovani hanno inteso la mia fedeltà alla Costituzione e continuano a battersi per una Calabria libera, un’Italia migliore. Non abbiamo perso». De Magistris ha quindi incassato la solidarietà del filosofo Gianni Vattimo, intervenuto a Pesaro, presso la Biblioteca San Giovanni, in qualità di autore della prefazione del libro, definito dal quotidiano La Repubblica «il manifesto politico dei ragazzi calabresi in lotta contro la ’ndrangheta».
Vattimo, già candidato sindaco a San Giovanni in Fiore (Cs), ha ribadito quanto sia essenziale il ruolo della cultura per una società consapevole, responsabile e libera. Il teorico del pensiero debole crede che la vera rivoluzione, per battere il malcostume calabrese e italiano, sia quella culturale.
Salvatore Borsellino, solidale con De Magistris, con rabbia per la situazione italiana ma con fiducia nelle nuove generazioni, ha definito gli autori del libro, Emiliano Morrone e Francesco Saverio Alessio, «scomodi per un sistema di potere che oggi uccide istituzionalmente le coscienze vigili e ieri annientava col tritolo».
Il fratello del giudice Paolo Borsellino è da tempo, in primissima linea, impegnato nella creazione d’una rete per la giustizia che, attraverso Internet, sappia informare, discutere e organizzare una reazione concreta al malaffare italiano.
Borsellino è certamente un riferimento per l’antimafia, così come il movimento "Ammazzateci tutti", "Rete per la Calabria", "Calabria libre", "Gens", Giuseppe Scano, Sonia e Chicco Alfano, Aldo Pecora e Rosanna Scopelliti.
A Pesaro, nel corso della presentazione di "La società sparente", Borsellino ha parlato dei rapporti tra i poteri forti e ha insistito sulla capacità rivoluzionaria dei giovani, portando come esempio i ragazzi di "Energia messinese", associazione che lavora per un’emancipazione culturale e sociale nello Stretto.
Del ruolo di Borsellino e Ammazzateci tutti parla “La società sparente”, al centro di una vicenda giudiziaria. Il Tribunale di Cosenza ha ordinato agli autori l’acquisto delle copie rimanenti della prima edizione in un’area limitata della Calabria, dopo una richiesta di sequestro presentata da un imprenditore del posto.
Gli autori si sono quindi autocensurati nella seconda edizione, lasciando bianche le due pagine sottoposte all’attenzione del giudice e sottolineando in questo modo l’impossibilità di raccontare la Calabria e le sue logiche.
Ma è stata Angela Napoli, anche autore della prefazione e membro della Commissione parlamentare antimafia, a riferire del clima di ostilità in Calabria nei confronti di Morrone e Alessio, più volte minacciati. L’onorevole Napoli, che è sotto scorta per la sua costante, puntuale e oggettiva denuncia di una potentissima criminalità internazionale, ha detto: «La mia solidarietà piena a De Magistris e agli autori. Quando in Calabria qualcuno si muove e denuncia, subisce di tutto. ’La società sparente’, garantisco, è un libro vero, tutto vero. Qualcuno ha pensato di ricorrere al giudice, forse per fermare l’azione coraggiosa dei due scrittori. Ne è uscito un contentino. Si deve tacere? Non si può raccontare una regione dilaniata dalla ’ndrangheta? Fin dove si può arrivare?».
Sono intervenuti anche il pm Silvia Cecchi e l’avvocato Francesco Siciliano, che ha parlato a lungo della gerarchizzazione della giustizia. Per Siciliano, esperto di diritto e autorevole esponente di "Ammazzateci tutti", questa gerarchizzazione ha creato le basi per il caso De Mastella-De Magistris e di fatto sta impedendo che la magistratura arrivi alla verità.
Sono intervenuti anche Fulvio Perrone e Massimo Arcieri, giovani dell’associazione "Energia messinese", nata dai sostenitori di Beppe Grillo a Messina e attiva, lontana dai partiti, in un contesto sociale difficile e bloccato da mafia e assistenzialismo.
Centinaia i presenti, Morrone e Alessio sono stati paragonati a Roberto Saviano dal magistrato Silvia Cecchi. Dal pubblico, grande sostegno e condivisione.
La verità è che, lungi da inutili protagonismi, "La società sparente" si pone come testo dinamico che, partendo dal sostegno delle piazze a De Magistris, indica un percorso comune, oltre i confini della Calabria, d’una rete della giustizia e dei saperi in grado di lottare contro le forze occulte che governano l’Italia.
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